
Anticorpi monoclonali per l'emicrania (anti-CGRP): la terapia preventiva spiegata
Hai provato più di una terapia preventiva e le crisi sono ancora lì, a ritmo serrato. Magari il neurologo ti ha nominato gli anticorpi, e allora hai cercato su Google "anticorpi monoclonali emicrania" per capire se siano davvero una novità, se siano sicuri e se tu ne abbia diritto. Sono domande più che legittime.
In breve: gli anticorpi monoclonali per l'emicrania (detti anche anti-CGRP) sono farmaci preventivi pensati apposta per questa malattia. Non si prendono durante la crisi, servono a ridurre quante ne hai. In questo articolo vediamo come funzionano, cosa sappiamo su efficacia ed effetti collaterali, chi può averli in Italia e come tenere traccia dei risultati. Fa parte della nostra sezione I trattamenti dell'emicrania.
In breve
- Gli anticorpi monoclonali anti-CGRP sono farmaci preventivi pensati apposta per l'emicrania: non si prendono durante la crisi, servono a ridurre quante ne hai.
- Secondo la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), nei trial circa la metà dei pazienti ha ridotto di almeno il 50% i giorni di emicrania al mese, ma non funzionano per tutte.
- Gli effetti collaterali più segnalati sono lievi, come stipsi e reazioni nel punto di iniezione; pressione e cuore vanno valutati con il neurologo.
- In Italia sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale con criteri AIFA e prescritti da uno specialista di un centro cefalee.
Cos'è il CGRP e come agiscono gli anticorpi monoclonali per l'emicrania?
Il CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina) è una molecola prodotta dai nervi, soprattutto dal sistema trigemino-vascolare, una delle principali fonti di innesco e mantenimento del dolore emicranico. È un vasodilatatore, ed è presente in quantità maggiore nelle persone con emicrania, dove contribuisce a trasmettere il dolore e a far percepire come dolorosi stimoli normalmente innocui, come spiega la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC).
Un gruppo di ricercatori italiani guidato da Pierangelo Geppetti ha mostrato, in uno studio su Nature Communications, che il CGRP rilasciato dalle fibre del trigemino attiva il suo recettore nelle cellule di Schwann. Secondo la stessa fonte, è un tassello importante per capire da dove nasce il dolore dell'emicrania.
Gli anticorpi monoclonali sono proteine costruite in laboratorio per bloccare un bersaglio preciso. In questo caso bloccano il CGRP oppure il suo recettore, così il segnale del dolore ha meno strada per diffondersi. Non sono un "vaccino", anche se a volte li chiamano così: non funzionano come un vaccino, sono farmaci mirati che riducono frequenza e intensità degli attacchi.
Quali anticorpi anti-CGRP esistono in Italia?
In Italia si parla di quattro anticorpi monoclonali: Aimovig (erenumab), Ajovy (fremanezumab), Emgality (galcanezumab) e Vyepti (eptinezumab). Insieme a loro c'è un gepante orale per la prevenzione, Aquipta (atogepant), di cui parliamo più avanti.
Una differenza utile da sapere riguarda il bersaglio. Erenumab agisce sul recettore del CGRP, mentre galcanezumab, eptinezumab e fremanezumab si legano al CGRP stesso. Sono due strade per arrivare allo stesso punto.
C'è poi la via di somministrazione. Eptinezumab è il primo anticorpo anti-CGRP per via endovenosa: l'infusione dura circa 30 minuti e si ripete una volta ogni tre mesi. Per gli altri, modalità e frequenza te le spiega il centro che ti segue.
Non c'è un anticorpo "migliore in assoluto": la scelta dipende dalla tua storia clinica e va fatta con il neurologo.
Quanto funzionano davvero?
Partiamo dalla notizia buona, senza gonfiarla. Secondo la SISC, in circa la metà dei pazienti trattati nei trial si è osservata una riduzione di almeno il 50% dei giorni di emicrania al mese, con un miglioramento significativo della qualità di vita. Hanno risposto anche persone in cui altre terapie preventive avevano fallito.
Anche i dati italiani vanno nella stessa direzione. In uno studio riportato dal Giornale delle Cefalee della SISC, a sei mesi il 63,6% dei pazienti aveva raggiunto una riduzione dei giorni mensili di emicrania superiore al 50%.
Ecco cosa questi numeri non dicono:
- non dicono che funzioneranno per tutte: una parte delle persone risponde poco o niente;
- non promettono la scomparsa delle crisi: l'obiettivo realistico è averne meno, meno forti e più gestibili;
- non fanno previsioni su di te: sono medie su gruppi di persone.
Il significato pratico di un "50% in meno" cambia da persona a persona. Passare da 12 a 6 giorni di emicrania al mese, per molte, vuol dire riprendere in mano settimane intere.
Quali effetti collaterali hanno?
La sicurezza è uno dei punti di forza di questa classe di farmaci, ma "ben tollerati" non significa "senza effetti". Nella valutazione della farmacovigilanza della Sardegna, tra le segnalazioni più frequenti ci sono i sintomi emicranici stessi e le reazioni nel punto di iniezione.
Un altro punto riguarda il cuore e i vasi, perché il CGRP è un vasodilatatore e questo ha fatto nascere dubbi. In uno studio reale su pazienti anziani, citato dalla farmacovigilanza sarda, le reazioni avverse erano per lo più non gravi: stipsi (9,9%), reazioni al sito di iniezione (3,7%), capogiri (1,8%) e solo due casi di aumento della pressione. Lo stesso lavoro non ha trovato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari complessivi o di crisi ipertensive, come riporta anche Neurologia Italiana.
Gli studi sono ancora in corso e i dati a lungo termine continuano ad accumularsi. Se hai problemi di pressione, malattie cardiovascolari o una gravidanza in programma, ne parli con il neurologo prima di cominciare: è proprio per questo che la prescrizione passa da uno specialista.
Chi può avere gli anticorpi monoclonali in Italia?
In Italia questi farmaci non si comprano in farmacia con una ricetta qualsiasi. Sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale con regole stabilite da AIFA e la prescrizione passa da uno specialista. Il tuo medico di famiglia o il neurologo di zona possono indirizzarti al centro cefalee più vicino.
I criteri sono pensati per chi ha un'emicrania davvero impegnativa. In sintesi, per i registri AIFA servono almeno 8 giorni al mese di emicrania disabilitante negli ultimi tre mesi (punteggio MIDAS di almeno 11) e una risposta insufficiente, intolleranza o controindicazione ad almeno tre classi di farmaci preventivi. Il MIDAS è un questionario che misura quanto l'emicrania pesa sulla tua vita quotidiana.
I dettagli possono cambiare da un farmaco all'altro e nel tempo, quindi chiedi sempre al centro la situazione aggiornata. Se ti riconosci in questo quadro, è un buon motivo per prenotare una visita specialistica, non per dedurre da sola se "rientri".
Cosa è cambiato con le nuove regole AIFA del 2025
Nel 2025 AIFA ha semplificato l'uso dei farmaci anti-CGRP. Le modifiche si basano anche sui dati del Registro Italiano dell'Emicrania, coordinato dall'IRCCS San Raffaele.
Un esempio riguarda la durata della cura. Prima era prevista una sospensione di almeno 3 mesi dopo un anno di cura, ma, spiegano gli specialisti, non era sostenuta da dati scientifici univoci. Per sapere come funzionano oggi rivalutazioni e durata del trattamento, chiedi al centro cefalee che ti segue.
Perché il diario delle crisi conta prima e durante la terapia
Il centro cefalee ti chiederà quanti giorni di emicrania hai al mese, quanto sono forti e quanto ti bloccano. Sono proprio i parametri su cui si basano i criteri di accesso, e poi su cui si valuta se la terapia ti sta aiutando. Ricordarli a memoria, dopo mesi, è quasi impossibile.
Un diario aiuta in tre momenti:
- Prima della visita: porti numeri concreti invece di impressioni ("sempre", "spesso").
- Durante la terapia: confronti i mesi prima e dopo, senza che un brutto periodo ti faccia dimenticare i progressi.
- Alle rivalutazioni: a ogni controllo con il centro hai uno storico pronto da mostrare.
Segnare anche i possibili fattori scatenanti, come sonno, stress, cicli o schermi, ti dà un quadro più completo. Se ti serve un punto di partenza per quelli, leggi la nostra sezione I fattori scatenanti dell'emicrania. Un anticorpo non cancella i fattori scatenanti, ma può cambiare quanto pesano.
I gepanti: la versione orale che condivide il bersaglio
I gepanti (o "gepanti") sono compresse che bloccano il recettore del CGRP. Non sono anticorpi, ma agiscono sulla stessa via.
In Italia ce ne sono due, con usi diversi:
- Rimegepant: secondo PharmaStar, è la prima terapia orale anti-CGRP rimborsata in Italia sia per l'attacco acuto sia per la prevenzione dell'emicrania episodica. È una compressa orodispersibile. La ricetta è limitativa e redatta dagli specialisti dei centri cefalee per entrambe le indicazioni, o dal neurologo per la sola terapia dell'attacco.
- Atogepant: è un farmaco orale solo preventivo, rimborsabile in classe A dal 5 ottobre 2024 per l'emicrania episodica e cronica. Anche qui la rimborsabilità è legata a precedenti fallimenti di terapie preventive.
Se preferisci evitare le iniezioni o le infusioni, o se ti interessa una terapia anche per l'attacco, puoi parlarne al centro. Quale scelta sia adatta a te lo decide il medico, non una guida online.
Anticorpi anti-CGRP e altri trattamenti: non è tutto o niente
Gli anticorpi anti-CGRP non sono l'unica strada, e il neurologo può valutare con te se e come affiancarli ad altri trattamenti. Se ti interessa la tossina botulinica, un'opzione che può riguardare chi ha l'emicrania cronica, abbiamo spiegato il protocollo PREEMPT del Botox.
Gli anticorpi, inoltre, non sostituiscono quello che già fai per te: regolarità del sonno, gestione dello stress, pasti e pause dagli schermi. E restano utili i farmaci per l'attacco, che il tuo medico continuerà a indicarti. Cambiare o sospendere una terapia in corso, comunque, si fa solo con il suo parere.
Da ricordare
- Gli anticorpi monoclonali anti-CGRP sono terapie preventive: riducono le crisi, non le spengono.
- In circa metà dei pazienti nei trial i giorni di emicrania si riducono almeno della metà. Non è una garanzia per tutte.
- Gli effetti collaterali più segnalati sono lievi (stipsi, reazioni nel punto di iniezione). Pressione e cuore vanno valutati con lo specialista.
- In Italia sono prescritti da specialisti, con criteri AIFA che sono stati aggiornati nel 2025: chiedi al centro cefalee le regole in vigore.
- Tenere un diario delle crisi ti aiuta ad arrivare alla visita preparata e a capire se la terapia funziona.
Domande frequenti
Cosa sono gli anticorpi monoclonali anti-CGRP per l'emicrania?
Sono farmaci preventivi, proteine costruite in laboratorio che bloccano il CGRP o il suo recettore. Non si prendono durante la crisi: servono a ridurre frequenza e intensità degli attacchi.
Gli anticorpi monoclonali funzionano per tutte le persone con emicrania?
No. Secondo la SISC, nei trial circa la metà dei pazienti ha avuto una riduzione di almeno il 50% dei giorni di emicrania al mese, ma una parte delle persone risponde poco o niente. Si tratta di medie su gruppi di persone, non di previsioni sul singolo caso.
Quali sono gli effetti collaterali degli anticorpi anti-CGRP?
Tra le segnalazioni più frequenti ci sono le reazioni nel punto di iniezione e, in uno studio su pazienti anziani, la stipsi. Se hai problemi di pressione, malattie cardiovascolari o una gravidanza in programma, ne parli con il neurologo prima di cominciare.
Chi può avere gli anticorpi monoclonali per l'emicrania in Italia?
Sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale con regole AIFA e prescritti da uno specialista dei centri cefalee. Per i registri AIFA servono almeno 8 giorni al mese di emicrania disabilitante e una risposta insufficiente, intolleranza o controindicazione ad almeno tre classi di farmaci preventivi.
Fonti
- Finalmente scoperto che cosa causa il dolore dell’emicrania
- A come ANTICORPO MONOCLONALE, detto anche (erroneamente) vaccino per l'emicrania - Le parole dell'emicrania
- ANTICORPI MONOCLONALI ANTI-CGRP PER LA TERAPIA DELL’EMICRANIA
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- Valutazione della sicurezza degli anticorpi monoclonali anti-CGRP
- Sicurezza cardiovascolare degli anticorpi monoclonali anti-CGRP negli anziani o negli adulti, con disabilità, affetti da emicrania.
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Scritto da Laurine Nicoletti, fondatrice di Mellow, che convive con l'emicrania da quando aveva 21 anni. Scopri di più · Come scriviamo i nostri articoli
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