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Madre con una mano sulla spalla della figlia, che tiene la mano sulla fronte per il mal di testa
Vivere con l'emicrania

Emicrania nei bambini e negli adolescenti: la guida per i genitori

Di Laurine Nicoletti14 min

Tuo figlio torna da scuola e dice di avere mal di testa, poi si stende sul divano con le tapparelle abbassate. Oppure lamenta un forte mal di pancia, vomita, e dopo una dormita sta di nuovo bene. Ti chiedi se sia stanchezza, stress o qualcosa di più, magari proprio emicrania nei bambini.

L'emicrania nei bambini esiste, è più comune di quanto si pensi e spesso non assomiglia a quella degli adulti. In questa guida ti spieghiamo come riconoscerla, quando rivolgerti al pediatra, cosa si sa delle cure e come aiutare tuo figlio a casa e a scuola. Se vuoi una visione d'insieme su come affrontare le crisi, trovi altri articoli nella sezione Vivere con l'emicrania.

Una precisazione: questo articolo informa, non sostituisce il pediatra. Diagnosi e terapie, nei più piccoli, spettano sempre al medico.

In breve

  • L'emicrania è la forma più frequente di cefalea primaria nei bambini, e secondo la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) ne soffrirebbe circa 1 bambino su 10 (circa 1 su 20 secondo i dati italiani).
  • Nei più piccoli può mostrarsi con altri segnali, come mal di pancia ricorrenti, vomito ciclico o vertigini, e il dolore è spesso su entrambi i lati della testa.
  • Mal di testa improvviso e fortissimo, febbre con collo rigido, confusione o convulsioni richiedono una valutazione medica rapida.
  • Farmaci e prevenzione si decidono sempre con il pediatra o con uno specialista, e un diario delle crisi aiuta il medico a capire meglio la situazione.

L'emicrania nei bambini è uguale a quella degli adulti?

In parte sì, ma con diverse differenze. L'emicrania è la forma più frequente di cefalea primaria del bambino, almeno fino all'adolescenza. Cefalea primaria significa che il mal di testa è la malattia stessa e non il sintomo di un altro problema.

Quanti bambini ne soffrono? Secondo la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), circa 1 bambino su 10 secondo una meta-analisi internazionale e circa 1 su 20 secondo i dati italiani. Anche l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù parla di circa il 10% della popolazione pediatrica. Le stime variano, ma il messaggio è chiaro: non è una rarità.

Nei bambini la crisi può essere più breve, e il dolore è più spesso su entrambi i lati della testa rispetto a quanto accade negli adulti. Per questo a volte non viene riconosciuta e viene liquidata come "capricci" o "stanchezza".

A che età può comparire l'emicrania?

A qualsiasi età. Secondo il Bambino Gesù l'emicrania può presentarsi persino nei primi mesi di vita, anche se nella prima infanzia di solito il sintomo non è il mal di testa. Il mal di testa in generale, invece, compare con maggiore frequenza intorno ai 7-8 anni.

I disturbi che possono "nascondere" l'emicrania nei più piccoli

Nei bambini piccoli l'emicrania può mostrarsi con altri segnali, chiamati equivalenti emicranici:

  • vomito ciclico (episodi ripetuti di vomito, con benessere completo tra uno e l'altro);
  • dolori addominali ricorrenti senza una causa evidente;
  • vertigini parossistiche (capogiri improvvisi e brevi);
  • torcicollo benigno acuto;
  • mal d'auto;
  • coliche nei neonati e dolori alle gambe, i cosiddetti "dolori di crescita".

Attenzione: avere uno di questi sintomi non significa per forza che tuo figlio avrà emicrania. Gli specialisti però osservano che questi disturbi riguardano bambini con maggiore probabilità di sviluppare emicrania da giovani adulti. Se tornano spesso, parlane con il pediatra.

Come riconoscere l'emicrania nel tuo bambino o ragazzo

Il dolore dell'emicrania è spesso descritto come pulsante, unilaterale e peggiore con l'attività fisica, anche se nei bambini può interessare entrambi i lati. Si accompagna spesso a dolore addominale, fastidio per la luce e per i rumori, nausea e vomito.

I bambini però raccontano il dolore a modo loro. Possono dire "ho la testa che batte", ma più spesso li vedi:

  • fermarsi nel gioco e cercare un posto buio e tranquillo;
  • diventare pallidi, irritabili o molto silenziosi;
  • rifiutare il cibo o dire che hanno mal di pancia;
  • addormentarsi e svegliarsi meglio.

Esiste anche una forma con aura, cioè sintomi temporanei (spesso disturbi visivi) che precedono o accompagnano il mal di testa. Se nel tuo bambino compaiono, ne parliamo meglio nell'articolo sul pilastro I sintomi dell'emicrania e soprattutto con il medico.

Perché capita proprio a lui?

Spesso c'è una componente di famiglia. L'emicrania è spesso dovuta a una predisposizione genetica, confermata dalla presenza di altri casi in famiglia. Se te lo stai chiedendo, abbiamo scritto un articolo su emicrania ereditaria e trasmissione ai figli.

Contano anche altri fattori. Lo stesso ospedale cita problemi familiari, stress scolastico, ansia e poco tempo libero tra i fattori associati all'emicrania nei bambini. Questo non vuol dire che il mal di testa sia "psicologico": quando è una cefalea primaria, è legato a una predisposizione costituzionale, sulla quale lo stress può pesare.

Quando andare dal pediatra o al pronto soccorso senza aspettare

La maggior parte dei mal di testa dei bambini non nasconde nulla di grave. Esistono però segnali che richiedono una valutazione rapida. Secondo SOS Pediatra, tra le situazioni da non sottovalutare ci sono mal di testa violento e improvviso, febbre con vomito e rigidità del collo, bambino non vigile, mal di testa notturno o al risveglio.

In generale, rivolgiti subito al medico o al pronto soccorso (in caso di urgenza il numero è il 112) se noti:

  • un mal di testa improvviso e fortissimo, "il peggiore di sempre";
  • febbre alta con collo rigido o vomito;
  • sonnolenza insolita, confusione, cambi di personalità o convulsioni;
  • disturbi della vista nuovi o difficoltà a camminare;
  • mal di testa che sveglia di notte o è sempre presente al risveglio, con vomito;
  • dolore che peggiora nel tempo, soprattutto dopo un trauma alla testa.

Se invece il mal di testa è ricorrente, anche non urgente, fissa una visita dal pediatra. Il Bambino Gesù ricorda che vanno affrontate le cefalee che, per frequenza e intensità, interferiscono con la vita quotidiana. Questo elenco è indicativo: nel dubbio, il medico decide.

Da chi andare: pediatra e centri cefalee

Il primo riferimento è il pediatra o il medico di famiglia: va consultato per primo. La diagnosi si basa su storia familiare, caratteristiche del mal di testa, sintomi associati, esame neurologico e esame del fondo oculare. Gli esami come TAC o risonanza magnetica si fanno solo se si sospetta un'altra causa.

Può quindi capitare che il pediatra non prescriva nessun esame, ed è normale. Non vuol dire che sia stato sbrigativo: è proprio così che funziona per la maggior parte dei casi.

Quando le crisi sono frequenti o le cure funzionano poco, si può essere indirizzati a uno specialista. Il Bambino Gesù ricorda che i bambini con mal di testa frequente che rispondono poco alle terapie vanno inviati a un centro specializzato. A Roma, per esempio, c'è il Centro per lo studio e la cura delle cefalee in età evolutiva, mentre sul sito della SISC trovi l'elenco dei centri cefalee, diviso per regione (qui il Lazio). Il pediatra può dirti qual è il centro più vicino.

Come si cura una crisi nei bambini?

La scelta del farmaco spetta sempre al pediatra o allo specialista, che tiene conto di età, peso e storia di tuo figlio. Non dare farmaci da solo, né quelli tuoi. Qui ti spieghiamo solo come funziona in generale.

Per le crisi si usano antidolorifici comuni. Il Bambino Gesù indica che l'ibuprofene è il farmaco di prima scelta, con le maggiori evidenze di efficacia, e precisa che le terapie vanno seguite sotto controllo medico. Un punto importante: assumere analgesici troppo spesso (più di 15 dosi al mese, secondo la stessa fonte) può portare a una cronicizzazione del mal di testa.

Questo problema riguarda soprattutto i ragazzi più grandi: il Bambino Gesù segnala che tra gli adolescenti con cefalea cronica aumentano i casi legati all'uso scorretto degli antidolorifici. Se tuo figlio adolescente prende spesso qualcosa "per sicurezza", parlane con il medico.

E i farmaci nuovi? Secondo la SISC, alcuni farmaci usati negli adulti non sono stati sperimentati nei bambini e negli adolescenti e vengono prescritti dagli specialisti con grande cautela, fuori indicazione (off-label). Nel centro del Bambino Gesù sono in corso studi clinici su terapie innovative, come gli anticorpi anti-CGRP. Per ora, non c'è nulla che tu debba chiedere "per forza": è un tema da affrontare con lo specialista.

E gli integratori e i rimedi naturali?

Meglio andarci piano. Il Bambino Gesù precisa che non esistono evidenze scientifiche sull'efficacia degli integratori a base di erbe contro il mal di testa. Prima di dare qualunque prodotto a tuo figlio, chiedi al pediatra.

Cosa si può fare, intanto, durante una crisi? Senza promettere miracoli, spesso aiuta un ambiente buio e silenzioso e un po' di riposo. È un conforto, non una cura, ma i bambini lo apprezzano.

Serve una terapia di prevenzione?

Dipende da quante crisi ha tuo figlio e da quanto incidono sulla sua vita. La decisione è del medico, e non per tutti è necessaria. Il Bambino Gesù ricorda che la prevenzione esiste, sia farmacologica sia non farmacologica.

Tra le terapie non farmacologiche l'ospedale cita la terapia psicologica e la neurostimolazione. Anche un articolo dell'Università di Padova sottolinea che nei bambini e negli adolescenti sono molto importanti i fattori emotivi, come lo stress legato alla scuola o alle attività extrascolastiche, e che serve un approccio non solo basato sui farmaci.

Cosa può aiutare ogni giorno?

Per l'emicrania in generale, la SISC consiglia di individuare i propri fattori scatenanti (i "trigger") e, quando possibile, modificare lo stile di vita. Tra i fattori citati ci sono variazioni del sonno, eventi stressanti e anche il calo di stress, come nell'emicrania del weekend.

In pratica, per i ragazzi puoi provare a:

  • mantenere orari di sonno abbastanza regolari, anche nel fine settimana;
  • non saltare i pasti e far bere regolarmente durante la giornata;
  • lasciare spazio al gioco e al movimento, senza agenda troppo piena;
  • osservare, senza ossessione, cosa precede le crisi (tra le ipotesi comuni ci sono anche gli schermi e la luce blu, ma il legame non è così semplice).

Sul cibo, tranquillizzati: i ricercatori del Bambino Gesù hanno rivisto la letteratura e concluso che non esiste una lista di alimenti vietati uguale per tutti, e che per il cioccolato non è mai stato dimostrato che scateni un attacco. Solo osservando il singolo bambino si può sospettare un legame con un alimento. Lo stesso titolo invita a fare attenzione al sovrappeso, quindi niente diete drastiche e restrittive senza il parere del pediatra.

Per approfondire gli altri fattori, puoi leggere la sezione I fattori scatenanti dell'emicrania.

Emicrania nei bambini e scuola: come aiutare tuo figlio

L'emicrania a scuola può pesare. Il Bambino Gesù segnala che il mal di testa può avere un forte impatto sulle attività, scolastiche comprese, fino a una sospensione temporanea quando gli attacchi sono frequenti. La SISC ricorda anche che il rientro a scuola, con stress e cambio di abitudini, può favorire le crisi.

Un problema pratico è la comprensione degli adulti. Un mal di testa non si vede, e a volte può sembrare una scusa per saltare un compito. Ecco qualche idea:

  • parla con gli insegnanti e spiega che si tratta di una condizione reale, con crisi che passano;
  • concorda con loro cosa può fare tuo figlio quando sta male (riposare in un posto tranquillo, avvisarti, ecc.);
  • chiedi al pediatra una breve nota per la scuola, se serve;
  • sui farmaci a scuola, chiedi al pediatra e alla scuola come organizzarvi, senza improvvisare;
  • parla con tuo figlio: spesso teme di deludere o di essere preso in giro.

Ricorda anche che i ragazzi, soprattutto da adolescenti, possono nascondere il dolore. Fargli sapere che gli credi è già una forma di cura.

Come tenere traccia dell'emicrania di tuo figlio

Il diario è uno degli strumenti più utili per il medico. Nei centri specializzati, già alla prima visita viene consegnato un diario da compilare nei due mesi successivi. Aiuta a capire quante crisi ci sono, quanto durano, quanto sono forti e cosa le precede.

Cosa annotare, in modo semplice:

  • data e ora di inizio, e quanto è durata la crisi;
  • intensità (anche con una scala da 1 a 10, o con i disegni per i più piccoli);
  • sintomi associati: nausea, vomito, fastidio per luce o rumore, mal di pancia;
  • cosa è successo prima: sonno, pasti, stress, verifiche, schermi;
  • cosa è stato fatto e come è andata, compresi eventuali farmaci dati dal medico.

Puoi usare un quaderno o un'app. Se tuo figlio è un adolescente con il telefono, potete valutare insieme se usare Mellow, che permette anche di condividere con il medico un riassunto delle crisi. L'importante è che sia facile: un diario troppo pesante si abbandona dopo pochi giorni.

Passerà con gli anni?

Non c'è una risposta uguale per tutti, e non c'è modo di prevedere come evolverà l'emicrania nel singolo ragazzo. Con una buona diagnosi, un diario e il supporto del medico, però, è possibile imparare a conoscere la propria emicrania e a gestirla meglio. Per sapere cosa aspettarvi nel caso di tuo figlio, parlane con il pediatra o con lo specialista.

Cosa ricordare

  • L'emicrania nei bambini è frequente e spesso non somiglia a quella degli adulti: può mostrarsi con mal di pancia, vomito o vertigini.
  • Nella maggior parte dei casi non nasconde nulla di grave, ma alcuni segnali (mal di testa improvviso e fortissimo, febbre con collo rigido, confusione) richiedono una valutazione rapida.
  • Il primo passo è il pediatra, che può indirizzarti a un centro cefalee se serve.
  • Farmaci e prevenzione si decidono con il medico: niente fai-da-te, e attenzione all'uso troppo frequente di antidolorifici.
  • Un diario delle crisi è il tuo alleato più concreto, a casa, a scuola e in ambulatorio.

Domande frequenti

L'emicrania esiste anche nei bambini?

Sì. Secondo l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù l'emicrania è la forma più frequente di cefalea primaria del bambino, almeno fino all'adolescenza. La SISC parla di circa 1 bambino su 10 secondo una meta-analisi internazionale e circa 1 su 20 secondo i dati italiani.

Come si riconosce l'emicrania in un bambino?

Il dolore può essere pulsante e, nei bambini, interessare entrambi i lati della testa. Spesso si accompagna a mal di pancia, nausea, vomito e fastidio per luce e rumori, e il bambino cerca un posto buio e tranquillo. Per una diagnosi serve il pediatra.

Quando portare un bambino con mal di testa dal medico o al pronto soccorso?

Serve una valutazione rapida in caso di mal di testa improvviso e fortissimo, febbre alta con collo rigido o vomito, sonnolenza insolita, confusione, convulsioni o disturbi nuovi della vista. Se il mal di testa è ricorrente, anche non urgente, è bene fissare una visita dal pediatra.

Si possono dare farmaci al bambino da soli?

No, la scelta del farmaco spetta al pediatra o allo specialista, che tiene conto di età, peso e storia del bambino. Secondo il Bambino Gesù, assumere analgesici troppo spesso può portare a una cronicizzazione del mal di testa.

Perché tenere un diario delle crisi?

Il diario aiuta il medico a capire quante crisi ci sono, quanto durano, quanto sono forti e cosa le precede. Si può usare un quaderno o un'app, l'importante è che sia semplice da compilare.

Fonti

Scritto da Laurine Nicoletti, fondatrice di Mellow, che convive con l'emicrania da quando aveva 21 anni. Scopri di più · Come scriviamo i nostri articoli

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